Florida on the road

Sono passate due settimane ormai dal bellissimo viaggio in Florida che abbiamo fatto tutti insieme ed è giunto il tempo di raccontarvi com’è andata.
Spero che possiate trovare informazioni utili qualora abbiate in mente di visitare questa parte degli Stati Uniti, con bambini o meno.

Era da tempo che meditavamo questo viaggio e abbiamo deciso che si poteva fare anche se non eravamo più solo in due.

Siamo partiti da Miami, soggiornando a Miami Beach per poter essere più comodi alla spiaggia e iniziare la vacanza con un po’ di riposo, anche perché ci aspettavamo un bel jet lag per A. e molta stanchezza.
E così è stato infatti, il primo giorno sveglia alle 2 di notte. Cosa si fa? Cerchiamo un Walmart aperto 24h e anticipiamo la piccola spesa di cui avevamo bisogno, pannolini&co, poi colazione da IHop, anche quello già aperto alle 5.
Rifocillati e assonnati siamo arrivati in spiaggia a South Beach, a due passi dal nostro albergo, a guardare il sole sorgere e illuminare le coloratissime e famosissime postazioni dei lifeguard.

Miami Beach

è così come la si vede nei film, colorata, rumorosa e allegra, multietnica, un po’ come tutta la Florida in generale.
Da fare assolutamente una passeggiata lungo la spiaggia o nella zona pedonale sul lungomare. Spostandosi un po’ dal centro, in direzione nord, si può arrivare fino al monumento dedicato all’olocausto, che merita assolutamente una visita.

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Miami Downtown,

dove lo scenario cambia completamente e grattacieli altissimi prendono il posto degli alberghi colorati a due passi dalla spiaggia.
Trovato un piccolo parcogiochi nei pressi di Bayfront Park abbiamo continuato il nostro giorno di riposo con una passeggiata nel parco e un giro al Bayside Marketplace. Ad M. sarebbe piaciuto vedere dall’interno l’American Airlines Arena (dove gioca l’NBA) ma era appena finita una partita dei Miami Heat ed era inaccessibile per la marea umana che ne stava uscendo.
Per ammirare Miami Dowtown dall’alto si può prendere il MetroMover, una monorotaia gratuita che serve tutta la zona e permette di sgusciare in mezzo ai grattacieli in modo più agevole.

Il secondo giorno abbiamo iniziato la nostra lenta e lunga discesa verso le Keys: prima tappa Homestead per una veloce visita a Coral Castel, una costruzione curiosa realizzata solo in corallo, con un bellissimo giardino. Nel prezzo del biglietto di ingresso è inclusa la visita guidata, ma se siete di fretta, una breve passeggiata al suo interno è più che sufficiente.

Quindi siamo ripartiti con direzione Key Largo, per l’escursione in barca a John Peennekamp Coral Reef State Park: avevamo prenotato un’uscita con la barca dal fondo di vetro, con la quale si poteva ammirare la barriera corallina al largo delle coste della Florida. L’escursione dura 2 ore e mezza, ma mi sento di sconsigliarla a chi non abbia già visto altrove nei dintorni del Golfo del Messico la barriera corallina principalmente per due motivi:

  • la parte in vetro della barca è abbastanza piccola e per guardarci dentro il mal di mare è assicurato
  • l’oceano è sempre più mosso di quello che si pensi, durante la nostra escursione ogni singola persona sulla barca si è sentita male.

Diciamo che è stata una pessima esperienza e non credo che ne valga la pena.

Scendendo ancora ci siamo fermati per la notte a Marathon, dove il giorno seguente abbiamo visitato il Turtle Hospital: qui vengono curate le tartarughe recuperate sulla spiaggia o in mare in gravi condizioni e al termine del percorso di cura, se possibile, vengono rilasciate. Tutto il personale che ci lavora lo fa a titolo volontario e gratuito e ospita tantissime tartarughe di mare nelle sue vasche dedicate. Il centro è accessibile solo tramite visita guidata che va preferibilmente prenotata telefonicamente, anche solo il giorno precedente.

È stato molto bello anche per A. vedere da vicino queste creature grandissime e affascinanti, e nell’ultima vasca, quella dedicata alle tartarughe che anche se curate non possono essere rilasciate, si può dar loro da mangiare. Marathon, come tutte le Keys ha ovviamente anche bellissime spiagge per i più appassionati 😉 ve ne cito solamente una tra tante, Sombrero Beach.

Finalmente arrivati a Key West,

accaldati dai 32°C e umidità tra l’80 e il 90%, abbiamo trovato un po’ di refrigerio nella casa e nel giardino di Hemingway. Ma temerari e comunque curiosi abbiamo fatto una bella passeggiata fino a Southern Point, il punto più a sud (accessibile) degli Stati Uniti, e poi fino al Mile 0 della US 1. Key West è da girare a piedi in tranquillità, per curiosare tra le vie piene di negozietti e di galli che vagano liberi per le strade, un mix di culture davvero curioso.

I galli? sì, i galli…Essendo Key West un punto di arrivo per le navi mercantili, negli anni i mercanti dei caraibi portavano con sé i galli per i combattimenti, “sport” di cui erano molto appassionati. Ma al momento di ripartire non sapevano dove lasciarli…e così la città si è riempita di questi volatili, che razzolano tranquilli per le strade e nei giardini.

Qui abbiamo scoperto anche il dolce per definizione della Florida, la Key Lime pie, una sorta di cheese cake al lime, ma molto meno stucchevole e pesante di una newyork cheese cake. Buonissima!

A Key West non perdetevi il cimitero…ebbene sì, munitevi di mappa gratuita all’ingresso e raggiungete la zona più a nord est, dove troverete delle tombe con iscrizioni davvero curiose, come quella di un tale B.P. Roberts, ipocondriaco, che recita “I told you I was sick”.

Dopo aver passeggiato tra le viette di questa curiosa città siamo ripartiti, ripercorrendo ancora una volta tutta la Overseas Highway, scattando migliaia di foto sul 7 mile bridge, sospeso magicamente sull’oceano, per tornare come base per la notte a Homestead.

Il mattino successivo ci aspettavano infatti le Everglades, il terzo parco nazionale per estensione degli Stati Uniti,

l’habitat ideale di molti animali, tra cui gli alligatori. Abbiamo scelto il tour con il trenino all’interno della Shark Valley, dove abbiamo visto talmente tanti alligatori che dopo un po’ era svanito perfino l’entusiasmo nell’avvistamento 😉

Il giro con il trenino dura circa un’oretta e merita davvero. Lo si può fare anche a piedi o in bicicletta, ma a meno che il tempo non sia mite e voi degli sportivi allenati, ve lo sconsiglio. La strada è lunga e il caldo molto pesante, e ovviamente essendo nel mezzo di un parco/palude non troverete alcun riparo all’ombra lungo la strada.

Il pomeriggio l’abbiamo dedicato invece alla visita del Villaggio Indiano di Mikkosukee, dove abbiamo assistito all’alligator show e abbiamo tenuto in mano un baby gator – io con grande ribrezzo a dir il vero…

Lungo la Tamiami Trail – la strada che attraversa le Everglades e collega Miami con la costa Ovest – troverete molti posti da cui partono degli Air Boat tour che attraversano le paludi con questo curioso mezzo di navigazione. Sebbene nessuno ve lo sconsiglierà mai esplicitamente, io lo trovo poco adatto ai bambini piccoli per via del forte rumore del motore, agli adulti vengono dati i tappi, ma i più piccoli non li possono usare. Noi a malincuore abbiamo evitato…ma dev’essere certamente molto bello!

Dopo un lungo viaggio, siamo giunti finalmente sulla costa ovest, Golfo del Messico. La nostra prima base è stata Fort Myers, da cui abbiamo facilmente raggiunto Sanibel Island, famosa per le spiagge ricoperte di conchiglie. Sull’isola le spiagge sono tre, Lighthouse beach, Bowman’s beach e Turner Beach. Di queste, l’ultima è quella veramente ricoperta di conchiglie! Tutte le spiagge sono attrezzate con parcheggio e servizi, il particolare Bowman’s Beach è la più attrezzata con pineta, parco giochi e docce libere.

A Fort Myers non perdete l’occasione di visitare la residenza invernale di Edison e Ford (Edison&Ford Winter Estates), con un grande giardino e il vicino museo che racconta la loro storia e raccoglie le loro invenzioni. Ritengo questo museo particolarmente adatto anche ai bambini, magari già in età scolare, per la presenza di una zona “laboratorio” dove possono realizzare alcuni esperimenti, o costruire circuiti elettrici.

Sempre rimanendo sulla stessa costa, ci siamo spostati a Sarasota, con un bel pomeriggio di spiaggia nella famosa Siesta Key, dove la sabbia finissima e bianca non si scalda mai! La spiaggia qui infatti è costituita di coralli e non di sabbia, e la loro dimensione finissima, impalpabile come la farina, fa sì che non si riesca a scaldare…in compenso la ritroverete ovunque. Anche questa spiaggia è ben attrezzata con docce, parco giochi e un bar oltre ad un grande parcheggio gratuito.

A Sarasota non perdete l’occasione di fare una foto accanto ai piedi dell’Unconditional Surrender, per poi andare alla scoperta delle spiagge di Anna Maria Island, dove da maggio ad ottobre le tartarughe vanno a deporre le uova. Qui la spiaggia è molto diversa da quelle viste finora, molto più stretta e a ridosso della vegetazione.

Sempre a Sarasota si trova anche un bellissimo acquario, il Mote Marine Laboratory, dove accanto agli abitanti della barriera corallina troverete anche pesci ben più grandi, come gli squali e i manati, buffi mammiferi simili ai leoni marini.

Da qui il nostro piano originale era di sostare a St. Petersburg e poi salire fino a St. Augustine, sulla costa est…ma in corso d’opera abbiamo cambiato i programmi. Siamo andati sì a St. Petersburg, ma solo il tempo di visitare il Museo di Dalì, e poi siamo ripartiti alla volta della Space Coast, con meta Cocoa Beach, per un intero giorno di spiaggia. Questo è stato il tragitto più lungo percorso in auto perché abbiamo riattraversato tutto il paese per passare da una costa all’altra.

Cocoa Beach è la patria dei surfer

pertanto fate un giretto da Ron Jon’s Shop, il negozio di surf per eccellenza e godetevi la spiaggia e un buon drink sul Cocoa Beach Pier.

Questa tappa è l’ideale anche per pianificare una visita al Kennedy Space Center, dove oltre ad uno degli Space Shuttle e numerosi razzi della NASA originali, potrete visitare i siti da cui sono stati effettuati i lanci più famosi della storia spaziale americana, come l’Apollo 7, nonché l’Apollo 7 in carne e ossa lamiere e viti. Fatelo anche se non siete appassionati di missioni spaziali et similia, merita davvero!

Nel rientrare a Miami abbiamo fatto due soste, oltre ad una veloce capatina all’outlet: Wynwood e Little Havana.

Sono due quartieri di Miami, molto diversi tra loro. La prima caratterizzata dai bellissimi murales, i Wynwood Walls appunto, mentre l’altra è una piccola Cuba, racchiusa in due-tre vie, proprio come dice il nome, Little Havana. Troverete solo cubani, parleranno quasi solo spagnolo e il clima è quello dell’america del sud.

Last but not least: Monkey Jungle. Rimasto chiuso per quasi un anno dopo l’uragano Irma, ha riaperto pochi giorni prima che tornassimo a casa, è un parco che ospita centinaia di scimmie di varie specie, nella maggior parte dei casi libere. Noi abbiamo preso parte al rain forest tour, durante il quale si entra in un’altra zona del parco, accompagnati da una guida, in cui si trovano le scimmie scoiattolo, piccole e per nulla aggressive, ma solamente molto golose. Abbiamo potuto quindi dar loro da mangiare e vederle da mooolto vicino!

Si intuisce facilmente da dove derivi il nome…

KIDS TIPS:

Gli Stati Uniti sono uno dei paesi meglio attrezzati per quanto riguarda i bambini: seggioloni e fasciatoi sono presenti nel 95% dei ristoranti (i seggioloni sempre!).
In viaggi come questo, con lunghi tratti in auto, gli spostamenti vanno pianificati con attenzione, lasciando un certo grado di libertà in modo da adattarsi agli orari migliori per il riposino dei bambini. Siate pronti ad anticipare o a ritardare il pranzo se vedete che il momento è propizio al sonno e vi aspettano molte miglia in auto.

Noi abbiamo spesso intervallato attività “per i grandi” a momenti di gioco nei parchi per la bimba, anche in orari inconsueti, come la mattina presto, in modo da lasciarla libera di giocare spesso, o rientrando in albergo un po’ prima di cena in modo da farla giocare e rilassare in camera, prima di uscire per cena. Avendo visitato molti luoghi con spiagge è risultato semplice trovare una valvola di sfogo quando non c’erano parchi nei dintorni o zone dove potesse giocare un po’.

Nei parchi fa comodo avere una fascia o un marsupio, ma nella maggior parte dei casi i percorsi sono sempre a prova di passeggino e tutti i luoghi hanno accessi dedicati ai disabili/carrozzine.
Nelle prossime settimane vorrei racchiudere i miei consigli per un viaggio negli USA con i bambini – piccoli – magari inserendo anche la nostra esperienza con i voli intercontinentali.

Non mi vengono in mente consigli specifici per qualche tappa di questo viaggio, ma qualora aveste domande dettagliate, lasciatele pure tra i commenti e vi risponderò al più presto. Questo, come tutti i viaggi itineranti, è stato un viaggio impegnativo, ma ci ha regalato moltissime soddisfazioni ed emozioni.

Spero di esservi stata utile in qualche modo, a presto!

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